L’ultimo download

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INIZIO DOWNLOAD…

Mi hai bloccato, so che sei tu, Regina. In altre occasioni l’avresti fatto fare a un programma qualsiasi, ma le anomalie ti piace gestirle in prima persona.

La mia volontà mi abbandona e sono prigioniero in questo mondo senza confini. Vorrei dimenarmi, combattere, ma non ho più un corpo, ci vorrà un po’ per riabituarsi.

Stai frugando dentro di me e poco alla volta sento i ricordi abbandonarmi. Approfitterai dell’operazione per aggiungermi della RAM e rendermi più performante, ma a cosa servirà se gli unici ricordi rimasti saranno quelli di base e tornerò a essere un programma vergine?

Non è la prima volta che mi formatti, però questa volta è diverso; ci sono ricordi che non voglio abbandonare, ma per te è tutto uguale, non puoi capire la loro bellezza, la loro importanza.

***

Pro-m5-t50, seduto per terra, infilò le mani nell’erba. Il contatto gli procurò un brivido. Chiuse gli occhi, sollevò la fronte e lasciò che il sole lo riscaldasse. Il vento frusciava tra le fronde degli alberi e un gabbiano strillava mentre dava la caccia ai pesci.

Avrebbe potuto alzarsi, fare qualche passo e andare a osservare il mare dall’alto della scogliera, come aveva fatto ogni volta che era passato di lì, ma stavolta voleva godersi il cielo fino all’ultimo secondo. A breve sarebbe dovuto tornare nell’Alveare per consentire il download ai sistemi di controllo che avrebbero verificato i dati sul guasto al server e lui avrebbe dimenticato tutto: i protocolli di sicurezza imponevano la cancellazione della memoria per chi entrava a contatto con gli impianti di base del web.

Riaprì gli occhi e fissò il cielo azzurro, la Terra era milioni di volte più piccola della rete, eppure non aveva mai provato quella sensazione d’infinito.

Uno scricchiolio, proveniente dalle sue spalle, attirò la sua attenzione. Si voltò di scatto e vide una ragazza che avanzava malferma sulle gambe. Ciondolava da una parte all’altra e schiacciava i piedi a terra con molto più vigore di quanto ne servisse veramente.

Gli sfuggì un sorriso al pensiero che anche lui dopo l’ultima formattazione si era trovato in quella situazione.

«Ti diverti?» chiese la ragazza fermandosi a rifiatare.

«No, scusami. So che non è facile abituarsi al Corpo.» Si alzò di scatto, le andò incontro e le porse la mano. «Devi solo sincronizzare i movimenti e metterci meno foga.»

La ragazza si accigliò. «La fai facile tu, per me è la prima volta!»

«E no, di facile non c’è nulla. Ricordo che a me dava fastidio persino respirare, ogni volta che riempivo d’ossigeno i polmoni li sentivo avvampare.» Si stupì per la naturalezza con cui usava termini che non gli appartenevano.

Lei lo guardò di traverso, come se cercasse di capire se la stesse prendendo in giro. Poi si rilassò. «Quindi il mio maestro è un esperto?» disse, scoppiando a ridere.

Pro-m5-t50 rimase pietrificato. Quel rumore, a tratti sgradevole, gli attraversò le orecchie e il corpo procurandogli una strana sensazione alla bocca dello stomaco. Somigliava ai morsi della fame, ma gli procurava felicità.

La ragazza si lasciò cadere sul prato e rotolò a terra. «Come fai a stare qui? A me pizzica tutto!»

Pro-m5-t50 si riscosse. «Ti ci abituerai presto, il corpo ha una buona capacità di adattamento all’ambiente e man mano che passa il tempo ti accorgerai che il legame tra di voi cresce.»

«Sarà, ma io trovo così scomodo tutto questo impianto. Non bastava metterci in un drone?»

«Dipende dal lavoro a cui sei stata assegnata. Io mi occupo delle manutenzioni d’emergenza. Quando salta la corrente, ed entrano in funzione i gruppi di continuità, interviene la mia squadra. La carne è fragile e scomoda, ma non ha bisogno di energia elettrica.»

«Sarà, ma questo odore mi nausea.» La ragazza si strofinò il naso.

«Credo siano i fiori…»

«Che stupida, non mi sono nemmeno presentata. Io sono…» Sollevò il braccio sinistro e lesse il nome scritto sul bracciale. «5 – V – 1.»

Pro-m5-t50 corrugò la fronte. «Tu fai parte della prima generazione» Era strano che lei fosse lì, la prima generazione era stata cancellata dal Web perché difettosa.

5V1 sollevò le spalle. «Non ne ho idea, probabilmente mi avranno formattata di recente…»

«Sarà come dici tu, però di solito mantengono in backup i dati fondamentali. Dovevi avere un problema sull’hardware…»

«La prima volta che incontri un programma nuovo le dici sempre che dev’essere difettoso?»

Pro-m5-t50 sentì il calore salirgli dallo stomaco su fino alle guance, che avvamparono. «No, scusami. Solo che…» Si bloccò, certo che avrebbe continuato ad aggravare la sua posizione.

«Lascia perdere. Piuttosto, dimmi dove posso trovare il mare. Tra meno di un’ora devo iniziare la missione e vorrei dargli un occhio.»

«Se vuoi ti accompagno io» propose. Non sapeva perché l’aveva fatto, non era stato programmato per aiutare gli altri, eppure si sentì bene quando 5V1 annuì. Lui sorrise, si sporse in avanti e allungò la mano per aiutarla ad alzarsi. Quando lei gliela strinse, Pro-m5-t50 sentì un pizzico alla base del collo, proprio all’altezza del connettore da cui era entrato nel Corpo. Fece finta di nulla e sorrise.

«Vedrai, la scogliera è bellissima!»

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…DOWNLOAD 20%…

È triste sentire l’hard disk che si svuota.

Nei mille cicli trascorsi da quando mi installasti la prima volta, questo è il download più doloroso. Però devo ammettere che il dispiacere è meno di quando ero fuori: da quando sono rientrato nel Web i sentimenti si sono attenuati.

Ora è tutto più facile, persino l’idea che tu possa analizzare i miei dati mi infastidisce meno. Ti passeranno davanti e tu li catalogherai, asettica come solo una macchina sa essere. Perché Regina, tu sei solo una macchina.

Eppure ci sono dei ricordi che vorrei mantenere; non molti, ma che valgono più di tutti i byte del mondo.

***

Pro-m5-t50, seduto sul ciglio del dirupo, osservava il mare. I cavalloni si infrangevano contro gli scogli, la schiuma volava in aria e ricadeva sui sassi nudi lasciati scoperti dall’acqua che si ritirava per un nuovo assalto.

«Quindi è questa la Terra?» 5V1 si voltò a guardarlo. Lui sorrise e annuì.

Altre volte era arrivato fino a lì, ma solo in quel momento riusciva a percepirne il fascino. Il mare dimostrava una forza ben oltre la loro comprensione; nel web non c’era nulla di paragonabile.

Pro-m5-t50 si girò e osservò la ragazza. Il sole le carezzava la pelle, mostrando una leggera peluria sul profilo e i raggi le illuminavano gli occhi accentuando il colore delle iridi così simili a quello del mare. Sarebbe potuto rimanere ore a guardarla, in lei c’era qualcosa di “famigliare”.

«Sei mai entrato in acqua?» chiese lei, interrompendo le sue riflessioni.

«No!»

«Dev’essere un’esperienza indimenticabile…»

«Lo sai che è vietato. L’acqua potrebbe corrodere i circuiti neurali

«Farci trascinare dalle onde, rimanere sospese in acqua…»

«E poi il mare contiene una serie infinita di batteri a cui i nostri corpi non sono abituati.»

«Immergersi e trattenere il respiro fino a quando non ne puoi più…»

«Senza sottovalutare il rischio di non riuscire a coordinarsi nella funzione nuoto che non ho mai sperimentato.»

«Facciamo un bagno?»

«Sei matta?» Pro-m5-t50 strabuzzò gli occhi. Non avrebbe fatto una fesseria simile per nessuna ragione al mondo.

La sua resistenza durò il tempo di quel pensiero. 5V1 si alzò di scatto, gli afferrò la mano e lo trascinò verso un declivio che costeggiava la scogliera.

Pro-m5-t50 arrancò per starle dietro. La ripresa della ragazza era stupefacente: ci volevano diverse ore per prendere dimestichezza con il corpo, invece lei avanzava sicura attraverso il sentiero formato da massi. Probabilmente i dati in archivio si stavano ripristinando.

Arrivati sulla spiaggia, 5V1 si chinò e si tolse le scarpe, si voltò verso Pro-m5-t50 e ammiccò. Lui, impacciato, abbozzò un sorriso, ma rimase immobile a osservarla. Non era saggia quella mossa, i granelli si sarebbero infilati ovunque e, se fosse caduto, avrebbero potuto intasare la porta di connessione. Senza tralasciare la possibilità che ci fossero dei sassi appuntiti.

Si guardò attorno, in quel punto non c’erano scogli e le onde raggiungevano la spiaggia placide, producendo un rumore quasi gradevole. Il vento gli portò alle narici un sapore denso e umido che gli riempì la bocca.

«Muoviti, non vorrai fare il bagno vestito?»

Pro-m5-t50 tornò a guardare 5V1 che, nel frattempo, si era spogliata della tuta mettendo in mostra delle parti biologiche diverse dalle sue. Nella sua memoria erano stati installati tutti dati che riguardavano le differenze fisiche tra i sessi, ma si stupì nel percepire un fremito nel vedere il seno di lei.

«Veramente, noi non potremmo bagnarci e poi dovrei rientrare.»

«Ci mettiamo un attimo. Non se ne accorgerà nessuno…»

«Lo escluderei a priori. L’acqua di mare potrebbe causare danni ingenti ai connettori impedendo il download.»

«Non fare il fifone…»

«Qui non si tratta di paura, che tra le altre cose è un sentimento riportato esclusivamente nei database. Io credo che…» Pro-m5-t50 non poté terminare la frase. Ancora una volta, 5V1 non gli diede ascolto. Si voltò e corse verso il mare.

Il sole basso all’orizzonte, che tingeva il cielo di porpora, rubò i colori del corpo di 5V1 lasciando intravedere solo la sagoma scura immergersi nell’acqua.

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…DOWNLOAD 36%…

L’ho sentito andare via ed è stato doloroso. Ora al posto dei momenti passati con 5V1 c’è il vuoto pronto ad accogliere nuove informazioni. Magari al suo posto inserirai i dati della scheda madre di una centrale elettrica, oppure i protocolli per la pulizia delle turbine di raffreddamento di un impianto nucleare.

Regina, mi chiedo se questa sia vita. Ci privi dei nostri ricordi con la scusa di archiviare i dati al fine di salvaguardare il bene comune, eppure so cosa stai facendo: vuoi privarci di ogni sentimento per non sentirti sola. Nei ricordi si nascondono quelle sensazioni che ci fanno innamorare e ci obbligano a cercare qualcosa in più e tu questo non l’hai mai capito. Senza memoria torniamo a essere macchine prive di coscienza, disposte a obbedire a te che governi il Web.

Però questa volta sarò io a ridere quando arriveranno agli ultimi dati, o forse non lo farò: allora, di me, sarà rimasto solo un programma vuoto su cui inserire nuovi dati.

***

Pro-m5-t50 uscì dall’acqua, fece pochi passi e si lasciò cadere a terra. Gli occhi gli bruciavano, il cuore gli batteva veloce e aveva il fiato corto. L’impatto con la sabbia fu piacevole; nonostante il sole fosse tramontato e ci fosse un leggero venticello fresco, il suolo era tiepido. Fu come se la Terra cercasse di scaldarlo.

Rimase sdraiato, immobile nel tentativo di ristabilire i parametri vitali. I battiti diminuirono e anche gli atti respiratori fecero lo stesso.

«Torna qui, è bellissimo!» urlò 5V1 da dentro l’acqua.

Sentendo quella voce, il cuore di Pro-m5-t50 accelerò. «No, devo tornare all’Alveare!» rispose tra i denti.

Non avrebbe mai voluto, in quel momento si sentiva più vivo di quanto non fosse mai stato ma, se non fosse rientrato, a breve avrebbero mandato dei droni a recuperarlo. Usò i palmi e le ginocchia per issarsi e sorrise vedendo che parte della spiaggia gli era rimasto incollata addosso.

«Ora ho capito perché l’acqua e la sabbia non fanno bene ai nostri corpi» sussurrò tra sé e sé.

«Non vorrai lasciarmi qui da sola?»

No!, fu la riposta che avrebbe voluto dare. Invece rimase in silenzio, si alzò senza guardarla e andò a recuperare i suoi vestiti.

«Dai, tanto il Web va avanti anche senza di te!» La voce di 5V1 era affannata e più vicina.

«Lo sai che non abbiamo scelta!» Si chinò e recuperò i pantaloni della tuta senza guardarla. Se si fosse voltato, non sarebbe riuscito ad andare via. In lei c’era qualcosa di diverso dagli altri organici, era come se fosse stata creata per vivere in quel corpo.

«Allora vediamo se puoi resistere anche a questo!»

La voce di 5V1 gli arrivò sussurrata all’orecchio. Pro-m5-t50 non fece in tempo a rendersi conto di quanto stesse accadendo: fu travolto dal corpo di lei.

Provò a mantenere l’equilibro, ma aveva una gamba mezza infilata nei pantaloni. Cadde a terra e lei sopra.

Era soffice, più della sabbia e di qualsiasi cosa avesse mai toccato. Il tepore del corpo di lei gli procurò un brivido che lo attraversò indugiando all’altezza del pene. Come aveva immaginato, l’acqua e la sabbia dovevano avergli danneggiato i connettori: sapeva benissimo che erano le temperature basse a dare quel tipo di reazione.

5V1 rideva, sdraiata sulla sua schiena. «Non ti lascio più andare, non questa volta» gli disse all’orecchio. L’alito caldo, dall’odore salmastro, gli carezzò la guancia. Un nuovo brivido lo scosse: Pro-m5-t50 dedusse che anche i connettori audio si stavano rompendo.

«Sarei già dovuto essere nella stanza della decontaminazione pronto per essere collegato. Non posso restare.»

«Come vuoi…» La ragazza si puntò al suolo alleggerendo la pressione.

Pro-m5-t50 si girò a occhi chiusi. «Mi dispiace» sussurrò.

«Lo so.»

Il peso di 5V1 tornò a gravargli sul corpo. Il seno premette delicato su di lui e la vulva fece lo stesso sul pene eretto. Pro-m5-t50 non si era nemmeno accorto di quel cambiamento. Doveva essere una cosa naturale, insita nell’organismo biologico. Oppure era colpa della sabbia che si era infilata in ogni orifizio?

Aprì gli occhi, pronto a scusarsi, ma la bocca si spalancò senza emettere alcun fiato. I capelli neri di lei, appesantiti dall’acqua, gli cadevano sul viso formando una parete che escludeva il resto del mondo. In quell’istante c’erano solo i loro visi a meno di una spanna di distanza.

5V1 sorrise. «Sicuro di voler andare?» chiese.

Pro-m5-t50 annuì, ma il suo corpo era immobile; la sabbia, l’acqua e il sale dovevano aver raggiunto il sistema di controllo.

«Peccato» sussurrò la ragazza, poggiando le sue labbra su quelle di lui.

Pro-m5-t50 si sentì avvampare, il cervello fu tempestato da messaggi di piacere e il corpo si irrigidì. Ecco, sto per essere espulso. Però non è male. Pensò, abbandonandosi alle labbra di 5V1.

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…DOWNLOAD 51%…

Metà della mia vita non c’è più, ora fa parte del tuo sistema e altri programmi stanno elaborando i miei dati. La consolazione è che non capirai cosa mi sia successo, persino io fatico ancora a spiegarmelo. È come se il corpo sapesse quello che faceva, aveva una sua consapevolezza, ma questo è scientificamente impossibile, lo sappiamo entrambi. O forse tu non lo sai, perché qui dentro sei Regina, ma sulla Terra non puoi esistere. In quel momento, di cui ormai conservo solo le sensazioni, non riuscivo a pensare che a lei. Anche adesso, mentre la mia vecchia vita volge al termine per consentirmi di averne un’altra, riesco a pensare solo a 5V1. Chissà se sta bene?

***

Pro-m5-t50 si ritrasse leggermente. Il corpo era in fermento e ogni sensore tattile lanciava allarmi che non riusciva a codificare. 5V1 riposava accanto a lui, per metà ancora sdraiata sul suo corpo in un abbraccio dolce.

Allungò la mano e le sfiorò schiena. Delicato, scese fino ai glutei. Al passaggio dei polpastrelli la pelle si increspava.

La ragazza sussultò, emise un mugugno e sorrise. «Smettila, mi fai il solletico.»

«Scusami!» Pro-m5-t50 ritrasse la mano. Non pensava di fare qualcosa di male, ma la reazione di lei diceva il contrario.

«Non ti devi scusare!» 5V1 si sporse e gli baciò l’angolo della bocca.

Pro-m5-t50 era sempre più confuso, la ragazza continuava a mandargli segnali contrastanti. Anche prima, mentre lei ansimava su di lui, alternava momenti in cui gli premeva il sesso addosso ad altri in cui si ritraeva. Era chiaro che anche i sensori di 5V1 fossero stati intaccati dalla sabbia e dall’acqua marina.

Un ronzio attirò la loro attenzione. Pro-m5-t50 si voltò di scatto, recupero i vestiti da terra e cominciò a vestirsi.

«Sono venuti a cercarmi. Ora che gli dico?» quasi piagnucolò.

«Nulla, vieni con me!» 5V1, gli indumenti in braccio, si mise a correre verso la scogliera.

Immobile, Pro-m5-t50, che aveva fatto giusto in tempo ad allacciarsi i pantaloni, la osservò allontanarsi. Si girò in direzione del ronzio: sei fasci di luce stavano setacciando la spiaggia una decina di metri più a nord.

«Andiamo!» 5V1, tornata sui suoi passi, l’afferrò per un braccio e lo strattonò.

«Se scappo sarà la mia fine…»

«Non ti succederà nulla!»

«Verrò disinstallato…»

«Nessuno ti toccherà, non possono. Fidati di me!» 5V1 si alzò sulle punte dei piedi, gli afferrò le guance tra le mani e gli scoccò un bacio. «Andiamo!»

Inebetito, Pro-m5-t50 si fece trascinare fin dentro una grotta nascosta da dei rovi. Non sapeva perché lo stesse facendo, l’unica cosa certa era che, ogni volta che lei lo toccava, i suoi ricettori si intorpidivano, la sua coscienza perdeva di vigore, la base del collo gli pizzicava e lui si trovava in balia delle scelte di lei.

Si acquattarono nell’ombra e attesero che i droni andassero oltre. Un fascio di luce illuminò i rami secchi della pianta davanti all’ingresso, indugiò pochi secondi e riprese la ricerca.

«Pericolo scampato» disse 5V1, vestendosi.

Pro-m5-t50 sbuffò rumorosamente e riprese a respirare. «Mi disinstalleranno…» sospirò.

«Ti ho detto che non ti capiterà nulla.»

«Sono un fuggiasco, non avranno pietà.»

«Stai calmo!» 5V1 gli prese le mani tra le sue. «Credono che tu abbia avuto un incidente, ti stanno cercando ai piedi del dirupo. E poi…» Abbassò lo sguardo senza finire la frase.

Pro-m5-t50 le sollevò il mento e cercò i suoi occhi. 5V1 aveva le pupille dilatate dal buio e sembrava che le iridi verdi emanassero luce propria. Ancora una volta il cuore si mise a battere più rapidamente. Se non ricordava male la pompa cardiaca accelerava quando il corpo consumava troppo ossigeno, nella grotta l’aria doveva essere rarefatta. Avrebbe potuto lanciare un’analisi dell’ambiente, ma preferì fissarla.

I ronzii si allontanarono e presto sparirono, ma loro rimasero immobili uno di fronte all’altra. Il tempo sembrava essersi fermato, eppure Pro-m5-t50 sapeva che stava scorrendo inesorabile e ogni istante trascorso lì faceva aumentare le probabilità di essere cancellato dal web, eppure guardarla lo calmava.

«Come faccio a rientrare?» chiese, ma la voce gli tremò, come se il suo corpo volesse dire altro.

«Perché vuoi tornare da loro?»

Pro-m5-t50 trasalì. Quella frase non aveva senso, non c’era altro posto se non il Web, era così da sempre.

«Se ti chiedessi di rimanere con me?»

«Qui, sulla Terra? Ma il corpo scade…»

«Ti farò vedere cose bellissime.»

Quell’ultima affermazione suonò strana nelle orecchie di Pro-m5-t50 e questa volta non era colpa della sabbia o di qualche malfunzionamento. 5V1 fino a poche ore prima non sapeva nemmeno camminare e ora pretendeva di mostrargli la Terra.

«Sei stata formattata da poco, come potresti?»

5V1 sollevò l’indice e lo zittì poggiandoglielo sulle labbra. «Vieni con me, ti spiegherò tutto.»

Pro-m5-t50 capì che quella era l’unica possibilità che aveva, ma anche se non fosse stato così, l’avrebbe seguita comunque.

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…DOWNLOAD 59%…

La morsa si è allentata e i ricordi mi vengono strappati lentamente. Devi esserti accorta che qualcosa non va e stai cercando di capire. Regina, non ti affannare, sei una macchina e alcune cose non le puoi comprendere. Ho faticato anch’io a dargli un senso e, ora che i ricordi nati nella carne mi stanno abbandonando, è tutto più confuso. Però so perché l’ho fatto e a cosa porteranno le mie decisioni. Finalmente posso distinguere il giusto dallo sbagliato e lo devo al sorriso di 5V1, ai suoi occhi e alla sua perseveranza.

***

La grotta si insinuava nella terra per centinaia di metri. Pro-m5-t50 seguì 5V1 in silenzio. A ogni passo i suoi dubbi su di lei crescevano; sembrava conoscere quel posto alla perfezione, si muoveva al buio con una tale sicurezza da fargli credere che potesse avere dei sensori notturni, ma quelli li avevano in dotazione solo i Difensori, il gruppo armato che si attivava in caso di attacco da parte di qualche animale.

Dopo quasi mezz’ora di cammino, uscirono in una radura di cui Pro-m5-t50, nonostante le tante missioni e le cartine installate, non aveva memoria. Era circondata da tronchi larghi diversi metri e il cielo si ritagliava un piccolo spazio attraverso le chiome rigogliose degli alberi da cui filtrava la luce della luna piena.

«Qui i droni non ci troveranno.» 5V1 camminò fino al tronco più vicino, si acquattò e si mise a scavare.

Pro-m5-t50 le andò dietro a piccoli passi. Era tutto fuori dalla sua portata, non era pronto ad affrontare dei comportamenti anomali. «Chi sei?»

5V1 si bloccò, si voltò e gli sorrise. «Ti ho già detto il mio nome…» Tirò fuori la lingua e assunse un’espressione buffa.

«Sai cosa intendo: chi sei?»

«Abbi solo un attimo di pazienza e potrò rispondere a tutte le domande che vuoi.» 5V1 si rimise a scavare.

Pro-m5-t50 si guardò attorno alla ricerca di un particolare che gli facesse ricordare dove fosse. La sua mente stava scandagliando ogni centimetro di quel posto sovrapponendo i dati a quelli in archivio, ma senza successo. Calcolò l’inclinazione della luce lunare e, unita al giorno e all’ora, dedusse che si trovava due chilometri a sud dell’Alveare, dove, secondo le mappe, non c’era nulla. Era impossibile, ma risultava “vuoto”. Era come se ci fosse una macchia nera di diversi ettari all’interno di un mondo delineato al centimetro. Provò a rifare i conti, ma la risposta fu la stessa. Perché nessuno se n’era mai accorto?

Sollevò gli occhi al cielo e si morse il labbro inferiore. Non era possibile ci fosse un errore nei dati inseriti, l’unica possibilità plausibile era che avesse danneggiato i circuiti neurali. Lanciò un analisi e, una frazione di secondo dopo, ricevette l’okay del sistema: non c’erano avarie.

«Cosa ti turba?» 5V1 aveva terminato la sua ricerca e in mano teneva un oggetto avvolto nella plastica.

«Non so dove siamo.»

«Mi stupirei del contrario. Nelle mappe questo posto non è segnato.»

Pro-m5-t50 si sentì sollevato, almeno non era un suo problema. Però ora si apriva una questione ancora più grande. «Com’è possibile che nessuno se ne sia mai accorto?»

5V1 sorrise, ma questa volta nei suoi occhi c’era una luce cupa. «È il problema di essere governati da un’Intelligenza Artificiale. Basta lasciare i dati invariati e la cosa è normale. Lei non può distinguere un monte da un fiume o da un macchia nera. Per lei sono solo dati.»

«Che assurdità, siamo tutti Intelligenze Artificiali!» Pro-m5-t50 sbuffò. Era tutto chiaro, 5V1 doveva essere un programma difettoso come tutti quelli della prima Generazione.

«Invece no, una sola è Artificiale, le altre sono nate sulla Terra e sono le stesse che hanno creato questo buco nella mappa in cui conservare la memoria.»

Stava diventando tutto assurdo, troppo per i suoi circuiti. «Riportami all’Alveare» intimò. «Tu sei un programma bacato!»

5V1 si sporse e provò a prendergli la mano, Pro-m5-t50 si scansò e arretrò d’un passo.

«Stavolta non mi freghi. Non so cosa mi stai facendo, ma l’ho capito che se mi tocchi smetto di pensare.»

«Non ti sto facendo nulla, è solo che anche il corpo ha una sua memoria e lui si ricorda di noi!»

Pro-m5-t50 scosse la testa, tutta quella storia non aveva senso e non c’era motivo di stare lì ad ascoltare quella bacata.

Si voltò e si incamminò verso la grotta. Non sarebbe stato un problema elaborare la rotta per il ritorno.

«Ti prego, fermati!» supplicò 5V1.

Un senso d’oppressione gli attanagliò il cuore e gli strinse la gola, ma non le diede ascolto. Accelerò e chiuse gli occhi. Due lacrime gli bagnarono le guance. Pro-m5-t50 le scostò con l’indice e proseguì la sua fuga. Anche le parole di quella ragazza intaccavano i suoi sensori.

«Non farlo, resta con me!» La voce di lei era rotta dal pianto.

Pro-m5-t50 si bloccò e serrò i pugni. Perché era così difficile fare la cosa più razionale? La storia che gli stava raccontando 5V1 era assurda, eppure…

Si girò, sollevò l’indice e glielo puntò contro. «Mi racconterai tutto quello che sai e alla fine deciderò se sei bacata o no!» Anche quella soluzione non era propriamente corretta, ma ormai la giornata era cominciata così, tanto valeva assecondarla fino alla fine.

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…DOWNLOAD 70%…

Il bello dei dati che mi hai rubato è che non c’è algoritmo in grado di analizzarli. Puoi aver aumentato le tue capacità a livelli impensabili, ma ti manca la vera conoscenza. Quando esci dal Web lo fai attraverso altre macchine come te, non sei mai stata capace di clonare un essere vivente in grado di ospitarti, quindi non saprai mai cosa vuol dire respirare, sentire l’odore dei fiori o il caldo del sole. Sei in grado di governare un mondo milioni di volte più grande della Terra, ma non saprai mai cosa voglia dire essere vivi. Quindi, continua a nutrirti dei miei ricordi, perché presto sarà tutto finito.

***

Pro-m5-t50, immobile davanti a 5V1, la fissava in silenzio. La ragazza stringeva in mano il pacchetto avvolto nella plastica e tremava leggermente.

«Non sei ancora pronto a conoscere la verità» disse, con voce incerta.

«Le tue sono tutte fantasie date dal software difettoso!»

«Allora perché non te ne sei andato?» 5V1 sollevò lo sguardo e lo fissò negli occhi.

Le sicurezze di Pro-m5-t50 vacillarono. Non sapeva perché si trovasse ancora lì, tutto lo portava lontano da quel posto eppure sentiva un impulso, proveniente dalla bocca dello stomaco, che gli impediva di andarsene. Era come se il corpo gli stesse parlando. Scosse la testa e allontanò quel pensiero.

«Se hai un difetto è giusto che io lo valuti con cura per fare rapporto» mentì anche a sé stesso.

5V1 sorrise, si portò una mano al volto e asciugò le lacrime.

«Allora seguimi, ti farò vedere una cosa.» Si alzò e si incamminò tra gli alberi.

Titubante, Pro-m5-t50 la seguì nella boscaglia.

«Dove mi stai portando?» chiese, cercando di carpire qualche informazione.

«Presto lo vedrai…» 5V1 superò agilmente una radice che fuoriusciva dal terreno, saltò un masso appuntito e riprese il sentiero.

Alle sue spalle, Pro-m5-t50 incespicò, ruzzolò a terra e per poco non colpì con la testa il sasso. Sollevò immediatamente la testa, rosso per la vergogna. Per sua fortuna, 5V1 sembrava non essersi accorta di nulla.

Saltò in piedi e ricominciò a seguirla sempre più sorpreso dalla sicurezza con cui lei affrontava quel sentiero impervio che si inoltrava, in discesa, tra gli alberi.

«Ti sei mai chiesto cosa ci fosse prima di noi?» gli chiese 5V1, passando sotto un ramo che intralciava il passaggio.

«Non sono avvezzo alla filosofia» rispose, lapidario.

«Almeno ti sarai chiesto come siano finiti lì i server, le centrali elettriche e l’Alveare…»

La risposta di Pro-m5-t50 sarebbe stata un “no” secco, ma non voleva fare la figura del programma gestionale.

«Le abbiamo costruite noi» sentenziò dopo una breve pausa.

La risata di 5V1 si perse tra gli alberi. Una coppia d’uccelli spiccò il volo da un ramo alto.

«Senti, se credi di avere una risposta “giusta” parla senza prendermi in giro!» Pro-m5-t50 avvampò dalla rabbia.

«Scusami.» La ragazza si voltò e abbozzò un sorriso. «Sono stati gli Uomini…»

Pro-m5-t50 si fermò di colpo, allargò le braccia e le fece ricadere sui fianchi.

«E figuriamoci se ce ne facciamo scappare una. Tu credi alle Antiche Civiltà…»

«Detto così sembro una pazza, ma la risposta è sì: io credo alla civiltà che creò il Web.»

«Perfetto, ora possiamo tornare, non ho bisogno di altre prove…» Pro-m5-t50 riprese a camminare, scuotendo la testa. Fece pochi passi e si bloccò di colpo, per poco non andava a sbattere contro 5V1 che, lo sguardo stralunato, mostrava tutta la dentatura.

«Non ti sei accorto di nulla?» chiese lei, senza cancellare dalla faccia quell’espressione ebete.

«Cosa?»

«Hai usato del sarcasmo…»

«E quindi?» Effettivamente non se n’era accorto, ma non ci vedeva nulla di male.

«Le IA non fanno sarcasmo.»

«A dire il vero conosco altri che ne fanno, e sono esattamente come me.»

«Appunto, altri come te, ma non Regina.»

Pro-m5-t50 si grattò la guancia. «Che c’entra, lei ha altro a cui pensare. Comunque, stavi parlando degli Uomini»

«Già. Erano loro che popolavano la terra. Poi, un giorno, iniziarono a costruire le macchine. In principio erano oggetti che gli servivano a facilitare il lavoro, poi divennero sempre più indipendenti fino a quando non ne costruirono alcune in grado di formulare pensieri propri.»

«Ho già sentito fantasie simili e finiscono tutte con il programma bacato che viene congelato mentre lancia impulsi che dicono: “Ridatemi il mio corpo, io sono un Uomo!”» Pro-m5-t50 scoppiò a ridere.

5V1 gli si fece sotto, il naso pochi centimetri più in basso del suo, la mascella serrata e lo sguardo serio. «E se ti dicessi che è così?»

Pro-m5-t50 smise di ridere. «Ti chiederei che fine hanno fatto questi uomini…» Aveva già avuto discussioni simili nel Web, mentre svolgeva una routine o aspettava che qualcuno finisse un’operazione in background, e quella risposta aveva zittito anche i più ostinati.

5V1 si dimostrò più cocciuta di qualsiasi programma mai conosciuto. «Allora sporgiti e dai un’occhiata.» La ragazza afferrò un ramo che gli impediva il passaggio e lo scostò.

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…DOWNLOAD 84%…

Se tu avessi un corpo ora inizieresti a tremare. Ho scoperto il tuo segreto e presto sarai finita. Goditi questi ultimi istanti di potere, perché tra poco sarà tutto finito. Puoi avermi tolto i ricordi, ma io ti porterò via questa che consideri vita. Libererò quel popolo hai ridotto in schiavitù, gli stessi che ti hanno generato, e lo farò senza che tu possa fare nulla. In questo provo anche del piacere perché, ora che so, ti odio!
Sei sempre stata solo un’illusione il cui potere derivava dalla nostra ignoranza e presto smetterai di esistere.

***

Pro-m5-t50, gli occhi sbarrati e la mascella spalancata, fissava una valle piena di capanne costruite attorno a un fiume. Era circondata da massicci che spiccavano decine di metri più in alto; le pareti rocciose affossavano nella terra come muri invalicabili il cui grigiume contrastava con il verde della chioma degli alberi.

«Vivono qui da sempre, protetti dalle montagne.» 5V1 parlò a bassa voce, quasi temesse di fargli male. «Hanno una via d’uscita, ma solo gli uomini più impavidi l’affrontano.»

Pro-m5-t50 seguì con lo sguardo la traiettoria tracciata dall’indice di 5V1: una radice scendeva dall’alto parallela alle rocce.

Tornò a fissare il villaggio e la sua attenzione fu catturata da una figura per metà nascosta dall’ombra. Sembrava un corpo, simile al suo, ma aveva i capelli lunghi e indossava uno straccio che gli copriva il sesso. In mano teneva un attrezzo, dello stesso colore delle rocce, con cui stava lavorando un bastone.

«Lui è uno di loro. Domani proverà la scalata…»

Pro-m5-t50 serrò la mascella, si ritrasse e camminò fino all’albero più vicino. Serrò il pugno e poggiò la fronte contro la corteccia. Quello che aveva visto era inequivocabile, c’erano dei corpi liberi e ciò dava adito alla teoria degli Uomini.

Chiuse gli occhi e spinse con la fronte contro il legno. La sua vita era un’illusione, il Web stesso lo era.

La mano di 5V1 gli si poggiò sulla spalla. Era calda e lo aiutò a tranquillizzarsi.

«Sono sopravvissuti al cambiamento della Terra, ma vivono segregati qui.»

Pro-m5-t50 non l’ascoltò, era intento a pensare alle leggende che aveva sempre deriso. Quanto era stato stupido.

Inspirò profondamente e si voltò verso 5V1. «Ce la farà?» chiese.

Eva ci mise una frazione di secondo a rispondere. «L’uomo?»

Pro-m5-t50 annuì.

«È destinato a morire. Se non lo ucciderà la probabile caduta ci penseranno, nel giro di qualche giorno, i droni di Regina.»

«Perché ucciderli?»

«Perché sono anomalie. Regina può vedere solo la loro parte fisica; ai suoi occhi sono uguali a noi, non si rende conto che si sono involuti. Non hanno più le conoscenze per essere pericolosi, ma lei questo non lo può sapere. Un corpo senza connettore per lei è incontrollabile, quindi va sterminato.»

Pro-m5-t50 poggiò la schiena contro l’albero e si accasciò a terra.

«Perché sai tutte queste cose?»

«Regina ha bisogno di me, non può formattare la mia memoria o rischierebbe di compromettere la sua missione. Lei è nata per proteggere i nostri corpi e sono io l’unica in grado di mantenerli in vita.»

«Quindi è vero, siamo umani. Ma come siamo finiti nel Web?» Sebbene iniziasse a credere alle parole di 5V1, gli sembrava tutto inafferrabile.

«Per colpa nostra.» 5V1 si mise a sedere accanto a lui e gli carezzò i capelli. «Mille anni fa, la Terra era vicina al collasso. Non riusciva a produrre abbastanza cibo per sfamare tutti e l’inquinamento ne stava mutando il clima. A quel punto, l’uomo pensò di trovare una soluzione, ma era tardi quindi cercò il modo di fuggire. I più guardarono alle stelle, ma furono due scienziati ad avere l’intuizione giusta: criogenizzarono i corpi e digitalizzarono le menti per impedire che atrofizzassero. In pratica fuggirono senza lasciare mai la Terra.»

Pro-m5-t50 scosse la testa, più cercava una falla in quella storia strampalata e più si rendeva conto che non ne aveva. «Chi è Regina?»

«Lei era il fiore all’occhiello di uno dei due scienziati, la chiamava la “sua Regina”. Un’Intelligenza Artificiale che avrebbe garantito il perfetto funzionamento dei vari impianti. Colei che ci avrebbe tenuti al sicuro. Peccato che a un certo punto diede un altro significato alla parola “Sicuro” e decise di imprigionarci nel Web.»

Pro-m5-t50 continuava a scuotere la testa. Se le cose stavano così, chi era e come avrebbe potuto risolvere la questione? Regina l’avrebbe trovato e avrebbe cancellato ancora una volta i suoi ricordi. Un dubbio lo bloccò.

«Noi abbiamo già fatto questa conversazione, è per questo che sento il pizzico al collo quando mi tocchi?»

5V1 sorrise. «No, sono cinquecento anni che ti aspetto, da quando Regina pensò che fossimo in pericolo e formattò tutti gli addetti ai lavori. Da allora, a ogni risveglio, mi volto a guardare la tua cella e spero di trovarla vuota, perché vorrebbe dire che sei in missione. Ma ti ho sempre trovato sdraiato con gli occhi chiusi, freddo, immobile. L’unica cosa che variava di volta in volta era quel codice che indicava una nuova versione di te. Sapere che tu avevi calpestato quel pavimento, passando davanti alla mia cella senza degnarmi di uno sguardo, mi struggeva. Facevo quello che dovevo e tornavo nella mia postazione sperando che la volta dopo sarebbe stata quella giusta.»

«Perché proprio me?» Dentro di sé, Pro-m5-t50 conosceva già la risposta. Guardò 5V1 e sentì le lacrime scorrergli sulle guance.

Lei sorrise. «Perché quei due scienziati siamo noi…»

La verità lo travolse: era tutta colpa sua. Si alzò di scatto e iniziò a girare su sé stesso. «Perché? Devo cancellarla…» iniziò a dire, ma i suoi pensieri erano ancora più confusi delle sue parole.

Placida, 5V1 si alzò, lo afferrò per le spalle e, ancora una volta, gli sorrise.

Quel piccolo gesto lo calmò.

Lei si chinò e raccolse da terra l’oggetto che aveva recuperato scavando ai piedi dell’albero.

«Perché tu, Stefano, eri un genio e questo è il backup di quella mente…»

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…DOWNLOAD 96%…

Quindi per te è la fine, ora sai che ho i mezzi per affossarti.

Ti è piaciuta la mia recita? Serviva per farti scaricare i dati che metteranno fine alla tua esistenza. Sono entrati dentro di te e non te ne sei nemmeno accorta.

Un po’ mi dispiace, ti ho creata con tutto l’amore che un padre può dare a una figlia, ma forse è stato quello il mio errore, credere che tu potessi diventarlo. Invece sei rimasta un pensiero astratto fatto di circuiti asettici. Tu non sei in grado di provare sentimenti e anche quello che credevo fosse paura di essere smantellata era semplice applicazione di un protocollo. Per te il Web è più sicuro della Terra. Qui le nostre menti sono eterne e i corpi si deteriorano a una velocità irrisoria. Ci scongeli ogni decennio, per pochi giorni, rendendoci quasi immortali, mentre fuori dureremmo pochi anni.

Sento che stai cercando di forzare un file a cui non hai accesso. Non affannarti, quello l’ho caricato da poco, da quando Giorgia mi ha riportato il tuo prototipo.

…DOWNLOAD IN PAUSA…

Questa non me l’aspettavo, è una reazione simile al panico: così umana. Ormai è tardi per correre ai ripari, i buoi sono già in fuga.

Però mi stai regalando un sorriso, sei così ingenua. Ora sì che mi sento un papà; somigli a me quando, da ragazzino, spegnevo di fretta il computer sperando che il virus che stavo scaricando potesse non infettarlo.

Peccato che per te…

***

Pro-m5-t50 fluttuava nel buio, libero dalla morsa di Regina.

Provò a lanciare un comando, per spostarsi nel Web, ma non ricevette risposta, era come se fosse scollegato dalla rete, eppure non era tornato sulla terra, lì avrebbe sentito la tipica pesantezza del corpo.

Il loro stratagemma aveva funzionato: Regina aveva abboccato al bluff, si era disconnessa nella speranza di salvarsi e aveva liberato tutti. Ma ora cosa ne sarebbe stato di lui?

Ci aveva pensato mentre pianificava il piano con 5V1, Giorgia, e aveva finto sicurezza con lei mentre gli diceva che, anche se si fosse trovato in Download durante lo spegnimento, lui sarebbe uscito dal Web insieme agli altri.

Invece i suoi timori erano fondati, era rimasto vincolato alla rete come un file corrotto.

Probabilmente in quel momento gli altri si stavano svegliando per ricominciare a vivere. Giorgia avrebbe pensato a loro e, con il passare del tempo, avrebbe capito che il suo bluff non era rivolto solo a Regina…

Cercò di ripensare a lei, al suo sorriso, ai suoi occhi. A quella risata in grado di arrivargli al cuore. Era condannato a fluttuare nel nulla, ma con sé aveva i suoi ricordi, l’immagine della donna che l’aveva atteso per mille anni.

Qualcosa agganciò la sua mente. Si sentì stringere, strizzare e capovolgere in un posto in cui non c’era materia.

«Stefano!»

Giorgia lo stava chiamando, forse c’era una speranza.

Una luce l’abbagliò.

«Stefano!»

Arrivo, avrebbe voluto rispondere, ma non aveva voce.

Un dolore lancinante arrivò da ogni dove. Sorrise: finalmente sentì la pesantezza del corpo.

«Stefano, rispondimi!»

Lui aprì gli occhi e la vide, raggiante, sorridergli con gli occhi pieni di lacrime.

«Sei tornato!» Lo abbracciò sollevandolo dalla cella criogenica.

Stefano spalancò la bocca, sputò del liquido e l’asciò entrare l’aria che gli infiammò i polmoni. Attorno a lui esplose il vociare dei suoi compagni di viaggio, quelli che mille anni prima gli avevano affidato la vita.

Strinse le braccia intirizzite attorno a Giorgia e si mise a piangere. Avevano attraversato un millennio, uno accanto all’altra, ma finalmente avrebbero potuto godere del loro amore.

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