Meglio zombie che male accompagnati?

Nell’altro articolo lasciavo intendere che avrei detto la mia su come sopravvivere durante un’apocalisse zombie. Ecco, mentivo.

O meglio, prima di farlo dovremmo rispondere a una domanda: chi siamo?

Detta così sembra quasi una deriva esistenziali, simile a quelle che rendono speciali l’adolescenza, ma per sopravvivere è fondamentale conoscere e ammettere i nostri limiti.

Se l’unico sport che, nella vostra vita, siete riusciti a praticare con un discreto successo è il Curling, vi sconsiglierei di affrontare i morti viventi con in mano una fighissima balestra. Piuttosto, in caso di fuga, potreste provare a spazzolare il pavimento fino a renderlo talmente scivoloso da far cadere un’intera mandria.

Ricordate, difficilmente l’apocalisse vi renderà degli eroi, più facilmente sarete un decente spuntino.

Direttamente correlato a questo discorso c’è una delle grandi domande degli “esperti” di apocalisse: meglio soli o in gruppo.

Per come sono fatto io, vi direi in gruppo.

Personalmente, non so scuoiare un animale, non so drenare l’acqua piovana e renderla potabile, non so uccidere una persona, non so impugnare un’arma, non so… Dio, non so fare nulla, sarò presto un brandello di carne tra i denti di uno zombie…

Passato l’attacco di panico andiamo a vedere chi può sopravvivere da solo.

Anche se di apocalisse zombie non si tratta, il sopravvissuto solitario per antonomasia è: Robert Neville, di “Io sono leggenda” (I am leggend), interpretato da Will Smith.

Già dal titolo possiamo capire che ci vuole una buona dose di spocchia ed esaltazione per affrontare quel mondo in solitaria. Certo, lui può farlo perché è il mio esatto opposto: alto, prestante fisicamente, super intelligente, competente.

Questo articolo inizia a mortificarmi…

Ma torniamo a parlare di sopravvivenza. Robert è uno dei pochi che potrebbe fare tutto da solo. È un medico militare, con una passione sfrenata per le armi e la tecnologia in generale. Costruisce una fortezza difesa da bombe e chissà cos’altro e, nello scantinato di casa, ha un laboratorio attrezzato per provare a sintetizzare un vaccino contro l’epidemia. Nel tempo libero, gira per la città con in mano un fucile di precisione con cui è in grado di colpire una formica a cento metri di distanza.

Ebbene, se anche voi siete così, potete provare a sopravvivere in solitaria.

Visto che credo siano in pochi i Robert, io insisto sull’idea del gruppo. Però attenzione, anche in questo caso dovrete essere onesti con voi stessi: se siete i famosi giocatori di curling, magari evitate di proporvi come braccio armato e accontentatevi di un più umile ruolo. Che ne so, fate l’esca.

In un gruppo, per garantire la sopravvivenza di tutti, devono esserci un leader, un medico, un cuoco, dei guerrieri e qualche esploratore.

Parliamoci seriamente, tutti siamo leader nati. Abbiamo un’opinione su tutto e la nostra idea è sempre la migliore. Però, però… c’è un problema: il leader dev’essere in grado, soprattutto durante l’apocalisse, di prendere delle decisioni scomode.

Quindi, se piangete quando vedete il cucciolo di nutria infreddolito in un angolo della strada iniziate a fare un passo indietro.

Come esempi di leader io prenderei quelli che ci fornisce The Walking Dead.

Rick è in grado di piangere, ma se c’è da staccare una giugulare a morsi non si tira indietro. È aperto a nuovi ingressi nel gruppo ma spara in fronte alla piccola Sophie che si è trasformata. Coccola il figlio, ma gli insegna ad usare il revolver. Insomma, Rick rappresenta l’equilibrio.

Potete decidere di essere anche Negan e parlare (speriamo ci faccia solo quello) con Lucille o il Governatore con quella simpatica benda da pirata, ma sappiate che anche loro sono in grado di prendere decisioni…

Il medico è un’altra figura importante. Se ha praticato la professione anche prima dell’apocalisse è meglio, ma non è il caso di fare gli schizzinosi; anche gli infermieri vanno bene. A scalare faccio un piccolo elenco di professionisti del mondo pre-crollo che possono andar bene come medici, in rigoroso ordine di affidabilità: veterinari, farmacisti, ipocondriaci, biologi, soccorritori, OSS, ASA, badanti, macellai, chimici, spacciatori e tossici. Insomma, chiunque abbia maneggiato farmaci per buona parte della propria esistenza. Se non ho fatto nulla di tutto ciò nella mia vita, fossi in voi eviterei di propormi come medico.

Ricordate, durante l’apocalisse non ci sarà Google!

L’esempio lampante di medico improvvisato lo fornisce Z Nation con Doc. Cresciuto a pane e ER, ha sperimentato qualsiasi prodotto chimico sul suo corpo…

Il cuoco è un’altra figura che non deve mancare. Non pretendo Cannavacciuolo, anche se con la sua mole farebbe molto comodo, ma qualcuno in grado di creare cibi commestibili dal nulla.

Durante l’apocalisse c’è poco da fare gli schizzinosi, la nutria può diventare carne pregiata, però ci vuole qualcuno in grado di trasformarla in cibo. Qui la figura del cuoco si espande. Chi accetta il ruolo dev’essere in grado di scuoiare, pulire e conservare. Quindi, iniziamo ad escludere quelli che si commuovono davanti ai gattini; quelli potrebbero diventare bocconcini di prima categoria. Il cuoco dev’essere anche in grado di purificare l’acqua e riconoscere i prodotti tossici. Io la fine di Christopher McCandless di “Into the wild” non la voglio fare.

A lui la totale gestione del campo.

Partendo dal presupposto che durante l’apocalisse tutti devono essere in grado di difendersi, i guerrieri saranno la prima linea di difesa. Non importa che siano forti, o cecchini nati, il loro più grande pregio dev’essere il coraggio.

È notte, nel campo tutti sonnecchiano e all’improvviso qualcuno lancia l’allarme zombie. I guerrieri devono formare la prima linea difensiva. Devono rallentare l’avanzata e permettere a quelli del gruppo di fuggire. Devono avere l’incoscienza di rischiare la vita per gli altri, magari aiutati da un piccolo stimolo esterno; il leader potrebbe tenere in ostaggio i loro figli…

Per immaginare i guerrieri dovete pensare ad Achille mentre assalta Troia. Ora togliete tutto l’epico che la scena richiama alla vostra mente e aggiungete tanto, tanto sporco. Via i muscoli, le armature lucide e il portamento regale. Sostituite la spiaggia turca con la sterminata campagna della Lomellina, magari con quella nebbia mattutina che non ti fa vedere a un passo, e date quei dieci chili in più ai vostri eroi. Ecco come saranno i veri guerrieri dell’apocalisse.

Chiudiamo con gli esploratori.

Loro  servono per sondare la via in cui vi state incuneando. Non ci saranno più bollettini del traffico, nessuno pronto a dirvi “non andate di lì, sta passando una mandria di zombie”. Quindi servono occhi in grado di vedere con anticipo il pericolo.

Agili, scattanti, devono fare della fuga la loro arma vincente. A differenza di quanto si possa pensare, a loro non serve il coraggio, anzi. Devono aver sviluppato una paura che va ben oltre i cinque sensi. Per intenderci, devono essere come Saru di Star Trek Discovery. In grado di percepire il pericolo attraverso delle appendici tentacolari sul collo, che iniziano a vibrare in prossimità di possibili predatori.

Se riuscite a sviluppare qualcosa di meno schifoso è meglio, ma la cosa che conta è la sopravvivenza.

Ricapitolando: siate autocritici e cercate le vostre caratteristiche tra le quelle sopracitate. Se non non vi riconoscete in nessuno, ricordate: l’apocalisse ha bisogno di tanti, tanti zombie e voi siete degli ottimi candidati!

Per ora è tutto, alla prossima… se mai ci sarà!

2 commenti su “Meglio zombie che male accompagnati?”

  1. Ok x tutte le citazioni ma Saru no te ne prego…. fare pubblicità gratuita a quella serie proprio no…. non devi far scoprire a nessun l’esistenza di quella serie o altre persone butteranno via del tempo prezioso al posto di fare pratica nello scuoiare animali!

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