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Tra moglie e marito

Con un movimento delicato di pollice e indice, Sofia fece scivolare il primo bottone dei jeans di Alex fuori dall’asola.
L’uomo, la mano destra stretta sul bracciolo del divano e la sinistra infilata tra due cuscini, fissava la bionda inginocchiata davanti a lui. Non riusciva a credere a quanto stesse accadendo.
TE L’HO DETTO CHE QUESTA ERA UNA POCO DI BUONO. CHI FA UN POMPINO ALLA PRIMA USCITA? La voce di Marica gli si insinuò nelle orecchie.
Alex si morse il labbro per non rispondere. Passò lo sguardo dalla faccia libidinosa di Sofia a quella ultraterrena e imbronciata della sua ex e abbozzò un sorriso.
La mano di Sofia gli strinse il membro e lo liberò dalla prigionia. Alex tese i muscoli, gettò la testa all’indietro e chiuse gli occhi.
USERÀ I DENTI, SARÀ IL POMPINO PEGGIORE DELLA TUA VITA!
Lui non rispose, tutte le facoltà mentali erano rivolte al pene che era stato appena avvolto dall’abbraccio umido della bocca di Sofia.
Lasciò i cuscini e portò la mano alla nuca di lei. Le infilò le dita tra i capelli e l’invitò ad andare più a fondo.
Il rumore metallico delle chiavi che facevano scattare la serratura infranse quell’attimo di goduria. Alex scansò la mano dalla testa di Sofia e scattò in piedi. Una fitta al pene gli strappò una smorfia di dolore.
TE L’AVEVO DETTO CHE AVREBBE USATO I DENTI! lo schernì Marica.
La porta si spalancò e un uomo fece irruzione in casa. «Bastardo!» urlò infilando la mano nella giacca.
Alex sollevò le braccia per indicare la sua innocenza, ma i jeans alle ginocchia e il pene sanguinante che puntava il soffitto dicevano il contrario.
La pistola che si ritrovò puntata in faccia chiudeva ogni spiraglio di contrattazione.
STAVOLTA SÌ CHE VIENI A TROVARMI!


***

10 giorni prima


Ancora a occhi chiusi, Alex sentì l’oppressione dell’anello che gli circondava la testa. Un beep cadenzato seguiva alla perfezione il pulsare delle tempie. Dischiuse la bocca, in cui sembrava gli avesse cagato un montone, e si passò la lingua sulle labbra. Era cuoio che carezzava cuoio.
TERZO TENTATIVO ANDATO MALE, INIZIO A CREDERE CHE TU LO FACCIA APPOSTA! La voce di Marica confermava le sue paure: era ancora vivo.
Aprì gli occhi. A parte la sua ex, defunta e seppellita, non c’era nessuno al suo capezzale.
Sdraiato su un letto, una tenda bianca a separarlo dal mondo, aveva dei cavi che sbucavano dal camice a righe orizzontali blu e arrivavano al monitor sulla sua sinistra. Era quello, con il suo beep ritmico, a rinfacciargli l’ennesimo fallimento.
«Finalmente ti sei svegliato!» L’inopportuna voce allegra proveniva dalla sua destra.
Alex si voltò e vide una ragazza bionda, la divisa verde da infermiera, emergere da dietro la tenda.
«Sgree…» rispose. La voce gli uscì roca e incomprensibile.
«Non ti affaticare, parlerai più avanti.»
La ragazza andò al monitor, poggiò l’indice sullo schermo e il beep smise di martellargli la testa.
CARINA E UTILE: UNA RARITÀ!
Un po’ gli doleva ammetterlo, ma Marica aveva ragione. Nonostante la situazione e la mise, Alex trovava l’infermiera stranamente attraente. Forse per via degli occhi azzurri, o per le forme mal celate sotto la divisa. Oppure, più semplicemente, perché erano tre mesi che lui passava tutto il tempo in compagnia di una morta.
«Ti abbiamo riacciuffato per i capelli. Altri cinque minuti e andavi in arresto respiratorio!»
Alex mugugnò una risposta tra il “che culo” e il “la prossima volta fatevi i cazzi vostri!” ma non era ancora in grado di articolare le parole.
«Sofia, mi serve un catetere al cinque!» La testa di un’altra infermiera fece capolino da dietro la tenda. La donna incrociò lo sguardo di Alex e corrucciò il naso. «Il suicida si è svegliato… ti ha già detto il nome?» chiese.
FINALMENTE UNA CHE GIUSTIFICA IL MIO AMORE PER IL MONDO. QUESTA È SIMPATICA COME UNA PALATA DI LETAME!
«No, ancora non parla.»
«Allora vai a sistemare il tricheco che è arrivato alla cinque, a lui penseremo dopo.» L’ultima arrivata sparì coperta dalla tenda.
«Risposa ancora un po’, ci vediamo dopo.» Sofia si congedò passandogli le dita sul torso della mano.
Alex la osservò andare via: anche da dietro non era male.
SEI UN PORCO!



***


Vista da vicino, la canna della pistola faceva paura. Non che Alex ne avesse mai vista una da lontano, ma era certo che l’effetto fosse diverso.
In passato aveva preso in considerazione la possibilità di spararsi, ma l’idea del proiettile che gli sfondava il cranio gli dava il ribrezzo. E Poi non sapeva dove procurarsene una. Non fosse stato in quella situazione, avrebbe chiesto al marito di Sofia dove l’avesse presa.
«Quindi questo è uno delle merde che ti scopi?» urlò l’uomo.
La ragazza non rispose. Era ancora seduta a terra, le ginocchia al petto e uno strano ghigno sul volto.
NO, SHERLOCK. GLI STAVA SOLO FACENDO IL BOCCA A BOCCA MA HA PRESO MALE LE MISURE…
Alex inclinò la testa di lato, sollevò un sopracciglio e trattenne una risata. Effettivamente la domanda era a dir poco retorica.
«E tu, che cazzo ti ridi?» L’uomo doveva essersi accorto del sorriso trattenuto.
Il calcio della pistola che colpì Alex al mento era il modo del marito di Sofia per manifestare l’inopportunità del gesto.
NON SI RIDE DAVANTI A UN’ARMA! sottolineò Marica.
Mentre viaggiava di faccia verso il pavimento, Alex si disse che era stato un po’ scortese, ma ormai era troppo tardi per scusarsi.
GIÀ, E COMUNQUE NON MI SEMBRA UN TIPO RAGIONEVOLE!


***

3 mesi e 10 giorni prima


La stanza era quella in cui si era sentito felice in compagnia di Marica, ma di quel periodo erano rimaste solo due foto appoggiate a testa in giù sulla scrivania.
Alex, seduto sul divano, fissava la televisione spenta nel tentativo di trovare uno stimolo per alzarsi, per passare oltre. Non usciva dal giorno del funerale di lei, che avevano celebrato un mese dopo l’esplosione del palazzo. Tanto era servito agli inquirenti per stilare la lista dei morti di quel tremendo incidente in cui lui era sopravvissuto miracolosamente.
MIRACOLOSAMENTE… La voce di Marica lo strappò dai suoi pensieri.
Alex si voltò e la vide, bella come sempre. Un metro e cinquanta per novanta chili, stretti in un vestito giallo a tubetto.
«Speravo di rivederti!» disse con gli occhi gonfi di pianto.
IO SPERAVO DI RIMANERE VIVA, MA NON POSSIAMO AVERE TUTTO.
«Come stai?»
MORTA.
«A parte questo?»
TUTTO TRANQUILLO. NON SO ANCORA PERCHÉ SONO ESPLOSA CON L’INTERO PALAZZO, MA PER IL RESTO TIRIAMO AVANTI. TU, CONTINUI A NON RICORDARE NULLA?
«Purtroppo…»
IMMAGINO SIA STATO UNO CHOC PER TE.
«Mi manchi tanto.» Le lacrime abbandonarono gli occhi di Alex e gli bagnarono le guance.
NON DEVI PIANGERE, ORA SONO QUI CON TE… Marica fece due passi, raggiunse il divano e si sedette accanto ad Alex. GUARDIAMO QUALCOSA? chiese facendo comparire dal nulla una ciotola piena di rane fritte.
«Con te farei qualsiasi cosa» Alex sorrise, impugnò il telecomando e accese il televisore.
ALLORA IL FILM LO SCELGO IO!



***


Il pavimento premuto contro la guancia, a ricordargli quanto fosse dura la vita, Alex ammirava le scarpe del marito di Sofia. Sapeva della sua esistenza e del suo carattere irrequieto, ma non aveva immaginato che l’avrebbe conosciuto così.
«Alzati, bastardo!» sbraitò l’uomo sbattendosi la porta alle spalle.
Alex poggiò il palmo destro a terra e si mise in ginocchio. Aprì la bocca e una leggera fitta alla mandibola gli ricordò quanto fosse sbagliato ridere in faccia a uno che impugnava una pistola.
«Da quanto te la scopi?»
Indubbiamente quella domanda nascondeva delle insidie, però non sarebbe stato saggio tacere.
DIGLI LA VERITÀ, AMMETTI DI ESSERE ANCORA VERGINE!
«Nonostante le apparenze, vorrei dirle che io e Sofia non abbiamo ancora consumato l’amplesso…»
L’uomo, con la destra, l’afferrò per i capelli e lo costrinse ad alzare la testa.
Alex si trovò faccia a faccia con il suo aggressore che gli infilò la canna della pistola in bocca.
BUFFO QUANTO QUESTA POSIZIONE RICORDI QUELLA DI POCO FA.
«Non prendermi per il culo, lo so che sono mesi che ve la scopate!»
Le parole dell’uomo aprivano a nuove prospettive, era il caso di iniziare a valutare la possibilità che Alex si fosse trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Lui conosceva Sofia da non più di dieci giorni.
TE L’HO DETTO CHE ERA UNA POCO DI BUONO…


***


7 giorni prima

IN OSPEDALE TE LA PASSI MEGLIO CHE A CASA…
Ad Alex non sfuggì il tono sarcastico di Marica, ma fece finta di nulla e tornò a guardare la televisione.

In una settimana aveva cambiato tre compagni di stanza ma, a parte l’anziano che non era stato zitto un istante, con gli altri non era andata male. Quest’ultimo poi era il migliore, passava più tempo nei corridoi che nella loro doppia.
SARÀ MICA PER LE VISITE DELLA TUA INFERMIERINA…
Come a voler sottolineare le parole di Marica, Sofia irruppe nella stanza.
«Come sta oggi il mio sopravvissuto preferito?» La ragazza aveva l’aria sbarazzina della bimba che va al pigiama party dalle amiche.
«Bene, anche se in TV non passa nulla di interessante!»
NON È VERO, FORUM CI È SEMPRE PIACIUTO!
Sofia gli stampò un bacio sulla fronte e passò oltre. Raggiunse la finestra, scostò la tenda e la luce invase la stanza.
Alex a socchiudere gli occhi e portò il braccio a protezione.
«Non puoi stare al buio, non sei ancora morto.»
«Cerco di abituarmi all’idea.»
«Smettila!» Sofia, il volto contrito, tornò sui suoi passi e raggiunse il letto di Alex. Si sporse e gli afferrò la mano. «So che non avrei dovuto, ma ho parlato con la psichiatra e letto il tuo fascicolo» disse abbassando lo sguardo.
PERFETTO, ABBIAMO UNA STALKER.
«Tu ti stai punendo per la morte di Marica.»
VORREI BEN VEDERE…
«No!» rispose d’istinto, ma sapeva di aver mentito: era colpa sua.
«È normale che tu lo faccia, sei l’unico superstite di quell’esplosione.»
«Non è per quello…»
«Certo che è per quello. Ti accusi per la fortuna che hai avuto, però hai già pagato: sei stato in coma per due giorni.»
Alex ritrasse la mano e la nascose sotto il lenzuolo.
«E ora hai paura di vivere. Trovi ingiusto che lei sia morta mentre tu sei ancora qui.»
È INGIUSTO SÌ, SEI UN ASSASSINO!
«Io l’ho uccisa!» Alex non riuscì a trattenere i singulti.
«No che non l’hai fatto» Sofia infilò la mano sotto il lenzuolo e afferrò quella di lui. «È stata l’esplosione del laboratorio.»
Alex abbassò la testa e guardò le lacrime tuffarsi oltre la punta del suo naso.
NON PIANGERE, DILLE LA VERITÀ.
«Perché fai questo, perché vuoi aiutarmi?»
«Perché anch’io una volta stavo per commettere una fesseria.»
La mano di Sofia comparve sotto gli occhi di Alex. La girò e mostrò una lunga cicatrice che dal polso arrivava a metà avambraccio.
«Mio marito mi picchiava e io credevo fosse colpa mia. Ho dovuto assaporare la morte per trovare il coraggio di lasciarlo!»
PERFETTO. QUESTA HA MANIE SUICIDE CHE LE HANNO CAUSATO LA SINDROME DELLA CROCEROSSINA: LA TIPA ADATTA A UNO SVALVOLATO COME TE!



***


«Dario, lui non c’entra.» Sofia dava segni di vita.
La situazione cambiava di poco ma almeno l’ex marito, che finalmente aveva un nome, avrebbe rivolto le attenzioni su di lei.
Alex approfittò dell’attimo di distrazione dell’uomo per guardarsi attorno alla ricerca di qualcosa da usare come arma.
NON CI PENSARE NEMMENO, NON HAI LA STOFFA DELL’EROE!
Aveva ragione lei, ma non era quello il momento di essere negativi, serviva l’ottimismo della vecchia Marica.
QUELLO È STATO SEPPELLITO CON L’INDICE CHE HANNO TROVATO. OPPURE È ESPLOSO CON IL RESTO DEL CORPO. NON SAPREI…
Dario estrasse la pistola dalla bocca di Alex a la puntò contro Sofia.
«È ancora per quella storia?» L’uomo avanzò di qualche passo verso l’ex moglie, dandogli le spalle.
«La chiami “quella storia”? Tu mi massacravi di botte!» La ragazza aveva smesso i panni della vittima impaurita e sbraitava, le vene del collo gonfie e le mani che le tremavano.
«È successo una sola volta. Ho sbagliato…» Adesso era Dario a sembrare in difficoltà.
«Una volta mi hai mandato all’ospedale, ma quante volte mi hai colpita?»
ORA! urlò Marica vedendo l’uomo impegnato.
Alex si alzò di scatto e si lanciò sul braccio di Dario che impugnava la pistola. Gli afferrò il polso e lo strattonò, ma si vedeva che l’altro era più avvezzo alla lotta.
Un gancio sinistro colpì Alex allo zigomo e lo proiettò indietro di qualche metro. Impattò con la schiena contro il pavimento e con la nuca al muro. La stanza gli girò attorno e le immagini si fecero sfocate.
RESTA CON ME, NON SVENIRE!


***

40 giorni prima


«Signor Sponti, leggo che lei ha dei precedenti di schizofrenia con allucinazioni.»
Alex distolse lo sguardo dalla foto poggiata sulla scrivania, che ritraeva la donna con cui stava parlando in compagnia di un bell’uomo e due bambini sui dieci anni, e annuì.
«Segue ancora la terapia che le è stata prescritta.»
«Sì.»
BUGIARDO!
«Dopo l’incidente a lavoro, qualche mio collega l’ha rivalutata?»
«No, ma ho visto uno psichiatra quando mi hanno ricoverato per l’intossicazione da benzodiazepine del mese scorso.»
«Anche l’altra volta le aveva prese “per sbaglio”?»
«Sì!»
LO SA CHE STAI MENTENDO. NEMMENO UN IDIOTA SI SCOLEREBBE PER SBAGLIO UNA BOCCETTA DI ANSIOLITICI.
«Eppure a me sembra un caso strano. È sicuro che non ci siano voci a spingerla a farlo?»
«No»
QUESTO È VERO. IO MICA VOGLIO FARTI AMMAZZARE, VOGLIO SOLO RIABBRACCIARTI…
La dottoressa, seduta dall’altra parte della scrivania in quell’ambulatorio spoglio del Pronto Soccorso, portò una penna alla bocca e iniziò a mordicchiarla.
SI VEDE CHE È NERVOSA, SECONDO ME È PAZZA.
Alex portò la mano destra alla fronte e iniziò a massaggiarsi le tempie.
«Ha mal di testa?»
«Sì»
«Le capita spesso dopo l’incidente?»
«A volte.»
«E prima?»
«Uguale.»
Seguì un lungo silenzio che la psichiatra utilizzò per leggere qualcosa al monitor del computer.
SECONDO ME STA CERCANDO IL POSTO PER ANDARE IN VACANZA, OPPURE STA DECIDENDO SE INTERNARTI…
«Continua l’amnesia per quanto riguarda il giorno dell’esplosione?»
«Sì.»
BUGIARDO, DILLE CHE ORA TI RICORDI TUTTO!
«Nulla?»
DAI, DIGLIELO CHE MI HAI UCCISA PER SBAGLIO MENTRE FACEVAMO L’AMORE NEL TUO UFFICIO E POI SEI SALITO NEI LABORATORI DOVE HAI INNESCATO L’ESPLOSIONE RITARDATA.
«Niente.»
«Nemmeno cosa ci faceva sul tetto?»
QUESTO NON PUOI DIRGLIELO. NESSUNO CREDEREBBE CHE UNO SANO DI MENTE VOLESSE SALTARE SUL TETTO DEL PALAZZO AFFIANCO PER SCAPPARE. SE LO RACCONTI TI RICOVERANO VERAMENTE.
«La polizia sostiene che probabilmente cercavo una via di fuga…»
«… e che l’urto della detonazione l’abbia scagliata nel palazzo davanti. Sì, ho letto.»
QUESTA EFFETTIVAMENTE È STATA FORTUNA.
«Devo aver saltato tra l’incendio e l’esplosione.»
«Bene.» La psichiatra si alzò dalla sedia. «Onestamente credo che l’esperienza vissuta possa aver peggiorato il suo stato. La ricovereremo qui in reparto per qualche giorno e cercheremo di giungere a una diagnosi. Vedrà che tornerà a star bene.»
«Grazie» fu l’unica risposta di Alex la cui esperienza gli aveva insegnato che lottare peggiorava solo le cose.
FINALMENTE MI PORTI IN UN POSTO NUOVO.



***


Quando la stanza smise di girare attorno ad Alex, c’era silenzio. A pochi metri da lui, Sofia fronteggiava a testa alta Dario, che continuava a puntarle la pistola contro.
PERÒ, HA LE PALLE LA RAGAZZA!
«Non puoi buttare una storia di cinque anni per un errore.» La voce dell’uomo era quasi una supplica.
«Hai ragione, dovevo farlo al primo schiaffo!»
«Non dire così, lo facevo per amore.»
«No, l’amore non può essere violento!»
L’ex marito allungò la mano libera e la poggiò sulla guancia di Sofia. «Scusami, non lo farò più. Io ti amo!»
La ragazza gli afferrò il polso e lo torse.
Dario si girò dandole le spalle, una smorfia di dolore in volto.
Sofia lo colpì con la pianta del piede dietro le ginocchia e lo buttò a terra. Sollevò ancora più in alto il braccio strappandogli un urlo.
«Butta la pistola!» gli ordinò.
Alex osservava la scena a bocca aperta. Forse anche lui avrebbe dovuto fare la stessa mossa prima.
QUESTA È IL MIO NUOVO IDOLO! esultò Marica.
Dario mollò la presa sulla pistola che ricadde a terra. «Smettila, così mi spezzi il braccio» piagnucolò.
«Sai quante volte ti ho supplicato allo stesso modo?» La voce di Sofia era più profonda del solito.
«Ti chiedo scura, perdonami!»
«Tieniti le preghiere per dopo.» Gli occhi della ragazza brillarono. «Alex, per favore, mi prenderesti il nastro americano e le corde che trovi nel cassetto in basso della cucina?» chiese con tono affabile.
NON È STRANO CHE TENGA CERTA ROBA IN CASA?
Effettivamente lo era, ma non gli sembrava quello il momento adatto a contraddire l’infermiera. E poi, finalmente, era uscito da quella situazione.
RIBADISCO IL CONCETTO: QUESTA È LA TIPA ADATTA A TE!


***


1 giorno prima

«Quindi domani ci lasci?» Sofia sorrise ma un velo di tristezza le passò sugli occhi.
«Sì, ho avuto anche l’okay della psichiatra. Dice che dovrò presentarmi due volte a settimana al C.P.S. ma che stavolta mi vede meglio. Forse è merito tuo…»
L’infermiera divenne rossa in viso.
VAI TRANQUILLO, FAI COME SE IO NON CI FOSSI!
«Ciò non vuol dire che non dobbiamo più vederci» azzardò Sofia.
«Che intendi, devo farmi ricoverare di nuovo?» chiese Alex.
NO, SCEMO. TI STA INVITANDO A USCIRE.
«Beh, no. Sto solo dicendo che fuori di qui c’è un mondo…»
Alex la guardò interdetto. Frequentava gli ospedali da una vita ma non avrebbe mai pensato che dentro ci avrebbe potuto trovare qualcosa più di una scarica di psicofarmaci.
«Certo…» balbettò.
«Allora è deciso, domani stasera ci vediamo da me a cena. Dubito che avrai qualcosa di commestibile a casa tua dopo dieci giorni di assenza.»
VERAMENTE È SEMPRE COSÌ.
Sofia afferrò un pezzo di carta e ci scrisse sopra qualcosa. «Questo è il mio indirizzo, ci vediamo alle venti» disse, porgendogli l’appunto.
QUESTA È STRANA…



***


Alex fece l’ultimo giro di nastro americano attorno ai polsi di Dario.
«Finito» disse alzandosi e osservando la sua creazione.
«Bravo, nello stesso mobile, nel cassetto accanto, troverai dei teli di plastica trasparenti. Prendine due.» La voce di Sofia non era minacciosa ma il fatto che non avesse ancora abbassato la pistola lo rassicurava poco.
SECONDO TE COSA SE NE FARÀ DELL’EX MARITO?
«Vuoi che chiami la polizia?» chiese Alex andando in cucina.
«No, per quello c’è tempo. Prima devo spiegare un paio di cose a questo qui!»
I teli erano dove gli era stato detto. Alex li prese e tornò in sala dove l’infermiera, con lo spago, aveva legato insieme il nastro delle caviglie con quello ai polsi di Dario, incaprettandolo.
«Credevi non mi aspettassi una tua visita?» stava chiedendo la ragazza all’ex marito che si scuoteva nel vano tentativo di liberarsi.
«Secondo te perché non ho cambiato la serratura? Ti aspettavo per fartela pagare, così com’è capitato agli altri…»
OKAY, QUESTA INIZIA A FARMI PAURA.
«Visto che mi spiavi qui sotto, non ti sei mai chiesto che fine facessero quelli che mi portavo in casa?»
CARO, SE LUI NON S’È MAI POSTO IL PROBLEMA MI SEMBRA IL CASO CHE SIA TU A FARLO. CHI SONO GLI ALTRI E CHE FINE HANNO FATTO?
«Scusa se ti interrompo, Sofia. Visto la piega che ha preso la serata io me ne andrei.» A dirla tutta non gli interessava degli altri, ma solo della sua di pelle.
«Hai ragione, mi spiace ci abbiano interrotti.» La ragazza abbassò la pistola e gli andò incontro. Lo raggiunse e si sollevò sulle punte per baciarlo.
«Possiamo sempre riprendere il discorso un’altra volta…» propose Alex.
Senza rispondere, lei poggiò le labbra su quelle di lui.
Un pizzico al collo lo scosse. Si ritrasse dal bacio e guardò Sofia che aveva una siringa mezza vuota nella mano sinistra.
«Ma cosa…» provò a chiedere cadendo all’indietro.
MI SA CHE TI HA DROGATO!
«Credi veramente che io mi sia bevuta la storiella della morte accidentale della tua ragazza? È sempre colpa di voi uomini se una donna viene uccisa!» Sofia aveva gli occhi fuori dalle orbite e un’espressione folle in viso.
NELLA SUA PAZZIA, LA RAGAZZA CI HA PRESO…
Alex provò ad alzarsi, ma il suo corpo aveva già smesso di rispondere.
«Non ti preoccupare, io non sono un uomo, non ti farò soffrire…»
Mentre la stanza attorno a lui spariva, Alex vide Sofia andare al mobile accanto al televisore, aprire un’anta ed estrarre una tuta da imbianchino macchiata di rosso.
Chiuse gli occhi, diventati troppo pesanti, e si cullò all’idea che presto tutto sarebbe finito. Grazie a quell’aiuto inaspettato stava mettendo fine alla sua vita e presto avrebbe riabbracciato Marica.
E PENSI CHE I TUOI GUAI SIANO FINITI? IO E TE ABBIAMO ANCORA DEI CONTI IN SOSPESO…